
DISCOGRAFIA >> RECENSIONI >> APPETITE FOR DESTRUCTION
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RECENSIONE a cura di Federico “EuroAxl” Zuliani |
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Anche se il vero debutto fu l’ E.P. “ Live ?!*@ Like a Suicide”, fu “Appetite For Destruction” a far conoscere al mondo intero la musica dei Guns N’ Roses. Non da subito a dire il vero… l’album “languì” infatti nei negozi per quasi un anno, senza passaggi su Mtv o simili. Due furono gli eventi che accesero come un razzo le vendite dell’album: l’eco mediatico della loro vita al limite ed un primo passaggio notturno su Mtv del video Welcome To The Jungle, favore che l’emittente fece al boss discografico dei Gunners, David Geffen. Risultato? Una pioggia di richieste per il video, che finì in heavy rotation. La ciliegina sulla torta la mette la tournèe come gruppo spalla degli Aerosmith; mentre aprono per Tyler e soci, “Appetite” finisce al numero uno delle classifiche.
Di lì in poi, sarà un successo planetario, con vendite che ballano tra i 40 e 50 milioni di copie!
con vendite che raggiungeranno i 26 milioni di copie.
Ma addentriamoci musicalmente in questo “appetito distruttivo”!
L’album si apre con “Welcome To The Jungle”, primo frutto della collaborazione Axl/Slash e ottimo manifesto di presentazione per la band. La schitarrata iniziale, accompagnata dallo strascicato urlo “Oh my God!” da parte di Axl fa subito capire la potenza dei Gunners e le loro intenzioni. Il brano parla dell’impatto che ha Los Angeles su chi arriva da fuori, sul suo essere la capitale della perdizione dei magici e mitici Anni ’80.
La segue “It’s So Easy”, brano simil-punk scritto sostanzialmente da Duff (cui si deve l’intro di basso) e West Arkeen, grande amico della band. Anche qui testo molto crudo, il cui “picco” è l’urlatissimo “FUCK OFF!” prima dell’assolo di Slash.
Il terzo brano è “Nightrain”, dedicato all’omonimo vino “da pochi soldi” con cui erano soliti stonarsi (oltre che con grandi quantità di sostanze chimiche…) i Gunners. La canzone è cucita su un insistente riff di Slash, molto orecchiabile, per una canzone rock ma non troppo che sarà sempre uno dei numeri live preferito, aprendo spesso le performance dello “Use Your Illusion World Tour”.
A ruota viene “Out Ta Get Me”, un manifesto da rabbia adolescenziale ante-litteram, duro e crudo, che sfocia in un finale “a tutta birra” che fa molto street.
Ed ecco “Mr. Brownstone”, uno dei loro brani più controversi. Trattasi infatti di una chiara e sincera disquisizione sulla dipendenza da eroina, di cui si parla su questo misto funk-blues-rock che cattura da subito.
E, per via di cattura, che dire della traccia numero 6, “Paradise City”?!? Il brano che chiude i loro concerti, con quel ritornello da stadio che fa molto Anni ’80 e quel riff che ti trapana il cervello senza pietà, resterà per sempre negli annali del rock!
Passiamo al lato B (quando il disco uscì esistevano ancora i lati…mica c’è sempre stato il CD, pischelli!!!), che si apre con “My Michelle”, canzone dedicata ad una cara amica della band, la cui vita non era certo di quelle da romanzo rosa…leggenda vuole che, ascolta “You’re Song” di Elton John, Michelle abbia chiesto ad Axl di scrivere anche lui una canzone per lei. Axl ci pensò su, provò a scrivere qualcosa di carino che poi cestinò, trovandolo poco pertinente. Decise così di spiattellare la cruda realtà della ragazza, che fu ben felice di trovarsi non una canzone mielosa “standard”, bensì un brano sincero su di lei.
Si passa ai dolci sentimenti di Izzy in “Think About You”, una delle canzoni più trascurate della band, che l’hanno suonata solo prima della fama, e che è stata ripresa da Axl & Co. in questi ultimi anni. Canzone solida e semplice dal testo amorevole ma dal sound sferzante.
La segue la perla dell’album, la mitica “Sweet Child O’Mine” che tutto il mondo conosce e che si apre con quello splendido riff di Slash su cui negli anni a venire si consumeranno le dita tutti gli aspiranti guitar hero del pianeta. Una canzone che parla d’amore, d’abbandono, di sofferenza, d’incertezza, con quel finale sospeso di “Where do we go now?”. Votata in mille classifiche come la migliore in tanti ambiti, sarà – incredibilmente – l’unica canzone dei Guns a raggiungere la vetta della classifica di Billboard. (Verificare…forse anche qualche altra è arrivata in vetta)
A seguire, la scatenata “You’re Crazy”, nata come brano acustico blueseggiante (come poi la troverete su “Lies”), si evolve in questo rockettone a tutta velocità che toglie il fiato.
Ed il fiato lo toglie anche lo sconcissimo testo di “Anything Goes”, altro brano ingiustamente lasciato nel dimenticatoio dalla band stessa, forse perché originariamente era un brano degli Hollywood Rose, la precedente incarnazione dei Gunners.
L’album si chiude con “Rocket Queen”, dedicata ad una ragazza amica della band che stava mettendo su un suo gruppo, chiamato per l’appunto Rocket Queen. Questo brano è celebre perché nell’intermezzo strumentale si odono dei gemiti che…SONO VERI!! Registrati mentre Axl si spupazza una ragazza (l’ex di Steven Adler, tra l’altro…) nello studio di registrazione…con lo scopo di metterne sul disco i gemiti!!! Roba da matti… Particolare porno a parte, la canzone si divide in due parti, la prima più tirata e dark, la seconda carica di speranza, più dolce e molto orecchiabile.
That’s all, folks!
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